giovedì 10 marzo 2016

Recensione Il morbo di Haggard - Patrick McGrath

Ciao a tutti, anche oggi arriva una recensione!! La prima volta che ho letto un romanzo di Patrick McGrath ero nel pieno dell’adolescenza. Si intitolava Follia e da allora – quel nome – è comparso nella lista dei miei autori preferiti. Ed è per questo che, quando mi hanno consigliato di leggere Il morbo di Haggard, ho acquistato il romanzo quasi senza leggere la trama. Ebbene sì, lo devo ammettere appartengo a quel genere di lettori che delle volte acquista i libri sulla fiducia. Eppure stavolta, arrivata al termine della lettura, ho sentito di non aver avuto le emozioni che meritavo.

Editore: Adelphi
Genere: Narrativa Contemporanea
Prezzo: 8,50 solo cartaceo

Trama

Londra 1940. Mentre nel cielo incrociano gli aerei tedeschi, il dottor Haggard riceve la visita di James Vaughan, un giovane aviatore che gli si presenta con una frase letale: "Credo che lei conoscesse mia madre". Strappato di colpo alle sue fiale di morfina e al culto feticistico di una donna perduta per sempre, Haggard intraprende una lunga, tormentosa confessione, raccontando per la prima volta la vicenda che tre anni prima ha distrutto la sua vita.


- Nel caso di un amore romantico è l’anima che parla, è un discorso tra anima e anima e tutto il resto è comportamento, anche il sesso. - 

 Tutto ha inizio con un incontro, il giovane pilota James Vaughan e il dottor Haggard. Al malandato dottore basta ascoltare il nome per capire chi sia quel ragazzo, per ritornare persino al passato; perché c’era stato un tempo in cui era ancora uno specializzando al St. Basil e l’amante della moglie di Ratcliff Vaughan, un patologo molto importante.

Il racconto si svolge in un continuo alternarsi tra passato e presente, in cui il filo conduttore resta il fatto che Haggard si rivolge al ragazzo, quasi volesse vuotare il sacco. Inizialmente è un’impresa difficile, per quanto nell’uomo siano ancora vivi i sentimenti per una donna ormai defunta, per James è difficile ascoltare e comprendere certe dinamiche della storia clandestina.

- La stanza aveva un tappeto folto e spessi tendaggi, la circondava di calore, di sicurezza e di agio, ma le dita del pericolo le serravano la gola… e questo le piaceva, mi disse, le piaceva e la faceva sentire viva. -

I due amanti si incontrano per la prima volta a un funerale, e i loro sguardi entrano immediatamente in collisione. Da subito tra i due nasce qualcosa che poi li travolgerà, mettono entrambi in serio pericolo. Haggard potrebbe essere cacciato dal corso e la donna far fronte a uno scandalo, eppure ai due non importa. Per poter tenere in piedi quella relazione cominciano a mentire, a incontrarsi persino in ospedale.

- Tutte le anime delicate assumono un atteggiamento obliquo nei confronti della vita. -

Il dottor Haggard ricorda con estremo fervore quei momenti, adesso che gli anni sono passati e le conseguenze fisiche lo tormentano di continuo. Perché quella clandestinità non dura a lungo. Ratcliff li scopre e impone alla moglie di troncare quella situazione. L’uomo arriva persino ad affrontare lo specializzando, senza curarsi neppure di marchiarlo a vita. La storia del tormento di Haggard verso quella donna e il dolore fisico ha inizio in quel momento, poiché si ritrova a doversi allontanare dal St. Basil e perseguire la strada del medico di famiglia.

- C’erano persino momenti in cui dubitavo, in cui il delicato tessuto del sentimento diventava in qualche modo irreale e non riuscivo a tenerlo stretto, anche se poi il dubbio svaniva nell’attimo stesso in cui la rivedevo. -

Sostanzialmente, leggere questo romanzo non mi è dispiaciuto, lo stile narrativo è perfetto. Credo però che gli manchi qualcosa, nonostante i pensieri ossessivi di Haggard passino dalla madre al figlio, c’è qualcosa che – a dirla tutta – non mi ha pienamente convinta. Forse perché mi aspettavo il pugno allo stomaco come era stato per Follia, in ogni caso l’autore resta uno dei miei preferiti e nella mia libreria c’è ancora altro da leggere di Patrick McGrath. Chissà, magari tra un po’ di tempo, quando lo rileggerò, mi parrà diverso da adesso.


Patrick McGrath è nato in Inghilterra e vive tra New York e Londra. È l’autore di Follia, Il morbo di Haggard e Grottesco (Adelphi). Bompiani ha pubblicato: Martha Peake (2001), Acqua e sangue (2003), Port Mungo (2004), Spider (2004), La città fantasma (2005), Trauma (2007) e L’estranea (2012).

xxx Irene

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